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La respirazione del cantante

Tra le domande principali che rivolgo in una prima lezione di canto c’è la seguente: hai mai sentito parlare di respirazione nel canto? Cosa conosci al riguardo?

Trovo utile confrontarmi direttamente con l’esperienza del mio interlocutore, poiché in un mondo dove l’informazione di internet spopola, ciascuno arriva con un’idea propria di quella che viene definita anche respirazione del cantante.

Per esempio, tra le risposte più comuni, sento descrivere una respirazione praticata “non con i polmoni, ma con la pancia”.

Per quanto inappropriata questa frase non è del tutto inefficace. Mette in risalto, però, come il ricorso ad una terminologia empirica e talora sommaria sopperisca alla necessità di spiegare un concetto in maniera semplice a discapito della chiarezza.

Inoltre, a mio avviso, la diffidenza verso un linguaggio più specifico non fa che gettare ulteriore ombra su una pratica, quella respiratoria, che è qualcosa di connaturato alla nostra quotidianità e alla nostra stessa vita! In quanto tale risulta controproducente avvolgerla nel mistero adottando linguaggi metaforici, poiché la persona che ci sta di fronte, solo per il fatto di essere lì davanti a noi, ascoltandoci, è un dato di fatto che stia respirando, quantomeno, in maniera efficace! Diversamente sarebbe già svenuta!

Alcuni metodi, per contro, indugiano eccessivamente su una terminologia scientifica, paradossalmente troppo minuziosa che, se non finalizzata alla pratica canora rischia di azzerare l’attenzione dell’allievo di canto, confondendolo ulteriormente. Affidiamoci, per questo, ai professionisti dell’ambito medico (foniatra, logopedista).

Ritengo che un approccio più naturale e consapevole alla respirazione passi dall’uso di una terminologia precisa e dalla messa in risalto di certi meccanismi che, salvo situazioni particolari, non vanno insegnati, ma solo messi a fuoco nel loro avvenire naturale e, in seguito, guidati verso l’impiego nella pratica del canto.

Pertanto risultano inappropriate espressioni quali la sopracitata, tanto quanto frasi come

“Respiri in maniera sbagliata”

“Respira gonfiando il diaframma”

“Spingi con la pancia”

Ognuna a livelli diversi di errore.

Per la rubrica MITI & LEGGENDE in questo articolo parleremo della RESPIRAZIONE DEL CANTANTE.

L’espressione “Respirare con la pancia” è spesso associata a questa respirazione, in riferimento all’attività dell’addome. La tendenza a localizzare il movimento respiratorio così in basso è tendenzialmente recente e opposta alla didattica che precedeva la moderna, la quale, invece, insegnava una respirazione cosiddetta clavicolare, molto alta nel corpo e che si manifestava con appiattimento dell’addome, gonfiore del petto e intervento delle spalle.

Partendo dal presupposto che nessuno può respirare in maniera davvero sbagliata finché ha fiato per dirlo, passeremo a chiarire il perché l’una e l’altra tendenza non descrivano in maniera corretta il naturale processo di respirazione.

Importante per la comprensione di quanto segue è conoscere gli elementi principali che vanno a comporre l’apparato respiratorio.

A questo scopo riporto un semplice disegno, volutamente schematico ma, mi auguro, chiaro:

Apparato respiratorio

Per comodità vengono riportati sulla destra lingua, che risiede nel cavo orale, ed esofago e trachea, allo scopo di distinguerli dalla laringe, la cui posizione spesso provoca qualche dubbio.

Tuttavia, le impressioni più confuse riguardano proprio il diaframma, che, come i due leocorni della celebre canzone, non si sa bene dove sia e a cosa serva, né se esista veramente!

Come si può ben vedere il diaframma c’è: è posto appena al di sotto dei polmoni, dividendo la cassa toracica dall’addome.

Si tratta di un muscolo con due funzioni principali:

  1. In fase di inspirazione, all’impulso del cervello di immettere aria, il diaframma scende e si appiattisce verso il basso, provocando una prima espansione della cassa toracica bassa, e lasciando un piccolo vuoto dietro di sé. Nel frattempo, anche le costole della cassa toracica alta si espandono sollevate dai muscoli intercostali. Dalla sintonia di questi due movimenti ne risulta una cavità toracica più ampia e vuota. Quando l’aria entra nei polmoni li gonfia, e questi vanno ad espandersi riempiendo il vuoto creato.
  2. in fase di espirazione i muscoli coinvolti, cioè diaframma e muscoli intercostali, cessano la loro attività e si rilassano. Pertanto, con un movimento simile all’elastico che viene rilasciato dopo un allungamento, ritornano alla posizione originale: le costole ridiscendono, il diaframma risale. I polmoni, premuti dolcemente dalla discesa delle costole e dalla risalita del diaframma, si svuotano dell’aria.
Diaframma

Quello che noi, in quanto cantanti, andiamo a fare è imparare a lavorare in accordo con questi movimenti, educandoci in fase di inspirazione a regolare il flusso d’aria, in fase di espirazione a pilotare il movimento di ritorno dei muscoli, per far sì che questo avvenga in maniera lenta e costante.

L’attività congiunta di parete costale e diaframma porta a definire questa respirazione COSTO-DIAFRAMMATICA, la quale si distingue dalla respirazione CLAVICOLARE della didattica pre moderna, e da quella ADDOMINALE della didattica moderna, poiché mette in risalto tutti i movimenti coinvolti nell’atto del respirare.

La pancia, dunque, “si gonfia” in conseguenza di una concatenazione di eventi naturali riguardanti il movimento del diaframma, non va spinta, non si gonfia perché è il diaframma a gonfiarsi, non sostituisce il naturale gonfiarsi dei polmoni.

Non per questo bisogna pensare che il petto debba rimanere inerte: anch’egli reagisce ai movimenti delle costole con un leggero gonfiore, facilmente riscontrabile dall’esterno.

Tutti gli elementi sono in accordo tra loro e manifestano la loro attività con movimenti rilassati del nostro corpo.

Appunto, mettere a fuoco le reazioni del torace e dell’addome può essere utile a livello percettivo per memorizzare i movimenti e i segnali di una sana respirazione all’interno del nostro corpo. Una volta approfondita la natura e i meccanismi della respirazione costo-diaframmatica, anch’io invito i miei allievi a collegare a tale movimento un’immagine quotidiana che li aiuti a richiamare alla memoria la sensazione di una respirazione sana, svincolandosi, così, da un eventuale stato di stress, contrattura, ecc… Qualcuno sceglie di affidarsi all’immagine di un palloncino che si gonfia, io penso sempre all’immagine di una torta che lievita. Mi aiuta a tenere a fuoco che:

  • La respirazione è qualcosa che avviene in maniera morbida, naturale.
  • Il movimento dell’addome e dei muscoli coinvolti è sempre in termini di elasticità, mai di rigidità.
  • Uno stato di relax induce una buona respirazione.

Infatti, sdraiati a letto, o seduti comodi davanti a un film, senza nemmeno accorgercene respiriamo così. In termini semplici:

Il cervello invia l’impulso di respirare, il diaframma si abbassa, le costole si alzano, ne risulta una cavità toracica espansa e vuota. L’aria immessa dalla cavità nasale (o orale) passa dalla laringe, poi dalla trachea e riempie i polmoni, i quali si espandono all’interno del vuoto precedentemente creato. In fase di espirazione, diaframma e costole tornano elasticamente al proprio posto, premendo dolcemente sui polmoni e aiutandoli a svuotarsi.

Se siete arrivati fino in fondo alla lettura di questo articolo, tutto questo è già avvenuto più volte.

In maniera naturale, proprio come quando l’avete fatto per la prima volta… appena venuti al mondo.

Per ulteriori approfondimenti, ma soprattutto per gli esercizi e i percorsi educativi legati al ruolo della respirazione nel canto, vi rimando alla lezione dedicata.

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